Quando attraversiamo un lutto perinatale, può capitare di tornare molte volte su ciò che è successo. Possiamo ripensare alla gravidanza, al momento in cui abbiamo scoperto che qualcosa non andava, alle parole che ci sono state dette, alle decisioni che abbiamo dovuto prendere. Possiamo tornare con il pensiero alla perdita, al parto o ai giorni che hanno preceduto o seguito la morte del nostro bambino.
A volte sentiamo il bisogno di raccontare ancora la nostra storia. Altre volte cerchiamo informazioni, testimonianze o conversazioni con altre mamme e altri papà che hanno vissuto qualcosa di simile. E può succedere di chiederci: sto attraversando quello che sento o sto alimentando questa emozione? Come posso capire la differenza?
Tornare su un ricordo doloroso non significa necessariamente alimentare il dolore. Nel lutto perinatale possiamo avere bisogno di tornare su ciò che è successo per comprenderlo, per dare un senso a quello che abbiamo vissuto o semplicemente perché abbiamo ancora bisogno di parlare del nostro bambino.
Un piccolo indizio può essere osservare come ci sentiamo dopo. Dopo aver parlato di quella situazione, cercato una certa informazione o ripensato a quel momento: mi sento come se qualcosa si fosse mosso? Ho acquisito una nuova consapevolezza? Ho compreso qualcosa che prima non riuscivo a vedere?
Oppure mi sento ancora più arrabbiata, agitata o svuotata?
E se la stessa emozione torna?
Può tornare. La tristezza può riemergere davanti a una gravidanza, a una nascita o a una frase detta senza pensarci. La rabbia può tornare anche dopo mesi o anni. La mancanza può farsi sentire in un giorno qualsiasi.
Il fatto che un’emozione ritorni non significa che non l’abbiamo attraversata. Possiamo però osservare come ritorna.
A volte torna uguale, lasciandoci esattamente nello stesso punto, con gli stessi pensieri e la stessa sensazione di essere intrappolati. Altre volte torna portando con sé qualcosa di nuovo: una consapevolezza, una domanda diversa, un’emozione che prima non riuscivamo a riconoscere, un modo nuovo di guardare a ciò che è successo.
E forse proprio qui possiamo trovare una differenza importante: se qualcosa dentro di noi continua a muoversi, anche quando l’emozione ritorna, potremmo essere nel processo di attraversarla. Se invece ci ritroviamo continuamente nello stesso punto e ciò che facciamo ci lascia ancora più arrabbiati, agitati o svuotati, possiamo chiederci se, senza accorgercene, stiamo alimentando quell’emozione.
E se mi accorgo che la sto alimentando?
Accorgersene è già un primo passo. Non serve rimproverarci. Possiamo semplicemente fermarci e chiederci: “Di cosa ho bisogno davvero, in questo momento?”
Forse abbiamo bisogno di parlare con qualcuno, di allontanarci per un po’ da una conversazione o da un contenuto, di scrivere, respirare, uscire o semplicemente piangere.
Possiamo anche provare a spostare la domanda da “Perché è successo?” a “Che cosa sta succedendo dentro di me mentre ci penso?”
Non possiamo cambiare ciò che è accaduto. Possiamo però imparare, poco alla volta, a riconoscere ciò che ci aiuta a stare con il nostro dolore e ciò che invece ci tiene dentro lo stesso vortice.
Una domanda da portare con sé
La prossima volta che ti accorgi di essere tornata su un ricordo, una conversazione o un pensiero doloroso, fermati un momento e chiediti: “Come sto dopo essere stata qui?”
Non per trovare una risposta giusta. Solo per ascoltarti.
Perché attraversare il lutto non significa smettere di pensare al proprio bambino, né smettere di provare dolore.
Può significare accorgersi che quel dolore, nel tempo, si muove, cambia, ci mostra qualcosa di nuovo. E che, anche quando torna, non ci trova necessariamente nello stesso punto.
Testo a cura di Valeria Fassio, Grief Coach
Ph Credits: Zachary DeBottis: https://www.pexels.com/it-it/foto/citta-donna-strada-camminando-19193732/