È passato del tempo dalla tua perdita ma nonostante tutto ti senti ancora stanca, affaticata come se il peso del mondo ti stesse crollando addosso.
E se ti dicessi che non sei esagerata, non hai "qualcosa che non va" ma che è il tuo corpo che ti sta parlando?
Che quel peso nel ventre è il tuo utero che si sta contraendo per ritornare alla sua forma, per ritornare a poter custodire. Il seno che senti svuotato è il frutto degli ormoni che ancora si stanno riequilibrando.
Il sangue che perdi, anche nei mesi successivi, è il lavoro delle tue ovaie che si stanno riequilibrando per portarti ad essere di nuovo fertile.
Capisci bene che la stanchezza fisica che senti ha assolutamente senso: è il tuo corpo che ti chiede riposo, perché ha fatto tantissimo e sta facendo tantissimo.
E nel modo migliore che ha potuto, il tuo corpo ha vissuto e sta vivendo questa esperienza. Proprio come nel modo migliore che hai potuto tu, hai vissuto e stai vivendo questa esperienza.
Eppure nessuno te lo dice.
Nessuno ti dice che hai il permesso di fermarti, che quella stanchezza non è debolezza, non è "stare male di testa" è il tuo corpo che ha attraversato qualcosa di enorme e ora ha bisogno di tempo.
Anche quando esistono tutele e tempi di congedo, spesso la società fatica a riconoscere davvero il bisogno di fermarsi dopo una perdita perinatale.
Ci si ritrova così a tornare al lavoro, agli impegni quotidiani, alle responsabilità e alle aspettative degli altri, mentre dentro si sta ancora cercando un nuovo equilibrio.
E invece te lo voglio dire ad alta voce: ogni cosa che senti nel corpo in questo momento non è un ostacolo, è il percorso, anche se sono passate settimane o mesi.
Quando non rallentiamo, torniamo subito alla routine, spingiamo attraverso la stanchezza, non permettiamo al corpo di sentire, il lutto non scompare.
Si deposita nei tessuti, nel ventre, nella testa. E l'elaborazione diventa molto più lunga e faticosa, la tua stessa fertilità potrebbe essere compromessa.
Fermarsi non è arrendersi.
Fermarsi è il modo più saggio che esiste per attraversare questo momento.
È permettere al corpo di fare quello che sa fare guarire, integrare, trasformare.
Ho deciso di scrivere questo articolo non per impartirti una lezione ma per invitarti a rompere le regole.
Quindi se ti senti pronta a farlo scegli un giorno nelle prossime due settimane e concediti semplicemente di sentire.
Chiediti: come sta il mio corpo? Di cosa ha davvero bisogno oggi?
E qualunque cosa senti, ascoltala. Assecondala. Anche se significa chiedere un giorno di riposo al lavoro. Anche se significa dire no a una cena, alla lezione di yoga, a qualcuno che non capirà. Anche se significa stare sul divano a guardare una serie tv.
Va bene lasciare che il tempo passi senza che tu debba essere produttiva o presente o forte. Va benissimo così.
I tuoi bisogni non sono un lusso, sono medicina soprattutto in un momento così confuso. La razionalità a cui tanto ci appoggiamo non è un aiuto, è un impedimento perchè la guarigione non passa da lì ma dal permetterti di sentire, anche quando fa male, anche quando non ha senso, anche quando non sai dove stai andando.
Hai fatto e stai facendo tantissimo, il tuo corpo sa la strada. E se deciderai di concederti questa giornata sarà come darci una stretta di mano e fare un patto con te stessa: che d'ora in poi scegli di sentire e di fidarti di te.
Approfondimento a cura di Francesca Primitivo, Doula e operatrice corporea del femminile specializzata nella fertilità.
Francesca offre supporto in accoglimento di una esperienza di lutto perinatale con un primo colloquio totalmente gratuito. Maggiori info e dettagli qui.
Foto di George Shervashidze: https://www.pexels.com/it-it/foto/bianco-e-nero-persona-donna-volto-coprente-5792038/