Le feste possono essere un tempo dolce per alcuni e profondamente doloroso per altri. Per i genitori che hanno perso il proprio bambino durante la gravidanza o poco dopo la nascita, questo periodo dell’anno può diventare un vero trigger emotivo: tutto parla di famiglia, di attese, di bambini… e quel vuoto torna a pulsare più forte, spesso in modo inaspettato.
Nel mio lavoro incontro spesso una dinamica che fa male quanto la perdita stessa: la famiglia di origine, che dovrebbe essere un rifugio, non sempre riesce a sostenere chi sta vivendo un lutto perinatale. Non per mancanza d’amore, ma per paura. Per l’incapacità di reggere un dolore così innaturale, in cui vita e morte si toccano all’improvviso. Di fronte a un trauma così grande nasce spesso un rifiuto della realtà: si cambia argomento, si minimizza, si evita. E così, oltre alla perdita, arriva la solitudine di non sentirsi riconosciuti.
Il lutto perinatale è un trauma profondo. Interrompe una vita mentre sta iniziando e lascia i genitori sospesi tra ciò che sarebbe dovuto accadere e ciò che non potrà più essere. Le feste, con la loro luce intensa, illuminano ferite che durante l’anno restano più in penombra. La gioia collettiva, i bambini nelle pubblicità, le culle preparate, le riunioni di famiglia possono diventare un confronto difficilissimo per chi invece sta attraversando un vuoto che non si colma.
Molte persone, assistendo a questo dolore, si chiedono se sia meglio dire qualcosa o restare in silenzio. L’istinto porta spesso a riempire lo spazio con parole di conforto, ma nella maggior parte dei casi ciò che sostiene davvero è un silenzio che abbraccia: un silenzio che non giudica, non si spaventa, non mette distanza.
Non servono frasi come “passerà”, “andrà meglio”, “dopo tutto questo tempo…”.
Non serve spronare alla forza né spingere a essere “come prima”.
Tentativi sinceri, certo, ma che rischiano di isolare ancora di più chi soffre.
Ciò che può aiutare davvero è molto semplice e allo stesso tempo profondamente prezioso: rispettare il dolore, sempre, a prescindere dal tempo passato e riconoscere che quel bambino esiste nella storia di quella famiglia. Senza voler forzare il ricordo, senza avere paura del silenzio dell’altro, si può essere presenti senza invadere, senza pretendere, senza voler aggiustare ciò che non si può aggiustare.
A volte, durante una cena o una riunione di famiglia, uno sguardo può dire molto più di mille parole: “Ti vedo. Ti rispetto. Io sono qui.” Un messaggio sincero come “Non so cosa dire, ma ti penso” può essere più di quanto si immagini.
Anche i genitori in lutto hanno il diritto di proteggersi. Le feste creano spesso l’aspettativa di partecipare, sorridere, essere presenti. Ma il benessere emotivo viene prima.
Dire ai familiari, con delicatezza, “Quest’anno non me la sento”, “Ho bisogno di qualcosa di più tranquillo”, “Se cambio idea ve lo farò sapere” non è mancanza d’amore. È cura di sé. Ed è spesso un sollievo per gli altri sapere come comportarsi, perché il dolore altrui mette alla prova chiunque.
Essere di supporto significa anche non interpretare la distanza o un rifiuto come un’offesa personale. Se un genitore comunica di non sentirsi pronto, la risposta più d’aiuto è: “Capisco. Siamo qui per te, in qualunque modo tu scelga di vivere questo periodo.” Senza insistere, senza minimizzare, senza trasformare la scelta dell’altro in un problema. È così che passa il messaggio più importante: “Il tuo dolore ha spazio. Non devi proteggermi da ciò che provi.”
La luce delle feste, così intensa, può far riemergere ferite profonde.
Non è un segno di regressione né di debolezza: è parte del processo di elaborazione. In questo tempo tanto delicato, ciò di cui ha più bisogno chi affronta un lutto perinatale è semplice e profondissimo: uno spazio sicuro, rispetto, e qualcuno che resti accanto senza pretendere nulla.
Testo a cura della dott.ssa Costanza Dilillo, Educatrice perinatale e Pedagogista e vicepresidente dell’associazione di volontariato "Il giardino di Aurora" che sostiene i genitori che affrontano gravidanze difficili, prematirità e lutto pre/peri e post Natale presso l’ospedale Mangiagalli di Milano.
Puoi trovare la dottoressa Dilillo qui: www.dalprimobattito.it
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