Il Natale, con le sue luci e le sue tradizioni, torna ogni anno come un grande rito collettivo. Ma quando si sta affrontando un percorso di PMA, questo periodo può assumere un peso emotivo tutto particolare.
Non sempre lo si dice ad alta voce, ma molte persone vivono le feste con una combinazione di speranza, fragilità, stanchezza e desiderio di protezione. E non c’è nulla di sbagliato: il Natale non è uguale per tutti, e ognuno lo attraversa con la propria storia.
Le immagini natalizie sono ovunque e parlano spesso di famiglie perfette, bambini che scartano regali, tavolate piene. È normale, quindi, che chi sta cercando una gravidanza da tempo avverta una sorta di distanza da quelle scene. A volte basta una pubblicità o una frase sentita per strada per far emergere tristezza, domande interiori, o il pensiero: “Chissà quando toccherà a noi”.
Poi ci sono le riunioni familiari, che possono essere piacevoli ma anche complicate. Può capitare, infatti, di incontrare parenti che chiedono quando arriverà un bambino o persone che non sanno del percorso in atto e fanno commenti che pungono, anche se non vorrebbero. Non sempre si ha voglia di spiegare e va benissimo così.
Quando il Natale arriva subito dopo un transfer
Per chi ha appena fatto un transfer, il periodo natalizio può essere ancora più intenso. Da una parte c’è la speranza che tutto vada bene, dall’altra c’è quella famosa attesa fatta di attenzioni, pensieri, sensazioni da interpretare. In mezzo ci sono le feste, con i loro ritmi, gli spostamenti, la confusione. È normale voler stare più tranquilli, ridurre gli impegni. Il corpo e la mente chiedono protezione e ascoltarli è un atto di cura.
Anche il desiderio di evitare certe conversazioni è comprensibile. Non serve dare spiegazioni dettagliate: una frase semplice come “È un periodo delicato, preferisco non parlarne” è più che legittima.
E poi c’è quella danza interiore tra speranza e paura, tra entusiasmo e timore. È una compagnia normale, quasi inevitabile. Non significa essere fragili ma tenere molto a qualcosa.
Piccole strategie per affrontare meglio questo periodo
Può essere utile iniziare da una cosa semplice: chiederti davvero cosa ti fa stare bene. Non quello che “dovresti” fare, non ciò che ci si aspetta, ma ciò che ti farebbe respirare meglio. A volte è una cena più intima invece di un grande pranzo, altre volte è restare a casa con un film mentre fuori tutto brilla. E va bene così.
Anche il modo in cui ci si espone agli altri può diventare più dolce. Puoi utilizzare qualche frase breve, da usare quando una domanda entra dove non vorresti: un modo per proteggerti senza sentirti scortese. E sì, puoi anche scegliere di non spiegare nulla: non sempre le persone meritano o capiscono la parte più fragile di te.
Un’altra piccola attenzione può essere quella di prendersi una pausa dai social, soprattutto se in questo periodo diventano una galleria infinita di famiglie felici e annunci. Non è fuga, è selezione: scegli ciò che ti nutre invece di ciò che ti ferisce.
E poi ci sono i rituali nuovi, quelli che costruisci tu. Magari una passeggiata in un luogo che ami, una tradizione tutta tua e del tuo partner, un momento speciale da ripetere ogni anno.
Infine, non sottovalutare il potere di parlare con qualcuno che sa ascoltare davvero. Può essere un’amica, una persona che ha vissuto la PMA o un professionista con cui sentirti accolta. Dire le cose ad alta voce spesso alleggerisce, come se il peso si dividesse.
Affrontare la PMA a Natale può essere tanto impegnativo quanto invisibile agli occhi degli altri. Ma le emozioni che emergono sono tutte valide: la stanchezza, la speranza, la paura, il desiderio, la necessità di proteggersi.
Ricorda che il Natale non deve per forza essere perfetto.
Può semplicemente essere un momento da attraversare con gentilezza verso sé stessi, senza giudizio, sapendo che ogni percorso ha il suo tempo.
Testo a cura della dott.ssa Paola Compierchio, Psicologa – Psicoterapeuta EMDR
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