La nostra è una lunga storia d’amore, proprio come la canzone. Rimango incinta del piccolo Achille a luglio 2022 ed è subito grande festa dopo aver superato il primo trimestre, famoso per essere lo spartiacque della speranza, ma purtroppo a 18 settimane durante l’emergenza Covid mi ritrovo in un bagno di sangue.
Appena arrivo in ospedale mi dicono che il battito c’è ma dentro di me sapevo che le cose non si mettevano bene, la sensazione si trasforma in realtà ed i medici emettono la sentenza: incompetenza del collo uterino. Il mio dolce Achille nasce due giorni dopo quella brutta sentenza a novembre 2022 perché si era rotto il sacco e non si poteva fare più nulla, Achille forte come un combattente e dolce come un piccolo fiore. L’abbiamo stretto, baciato, abbiamo pianto guardando la perfezione di ciò che abbiamo creato, del nostro piccolo bimbo tanto amato.
Dopo di Achille abbiamo avuto un’esperienza di aborto spontaneo che forse moralmente ha fatto ancora più male del primo parto perché tutti parlano di gravidanza arcobaleno ma nessuno ti prepara alla morte, un’altra volta.
Dopo la nostra piccola “lenticchetta” di 6 settimane sono rimasta incinta e la speranza era la nostra compagna di viaggio.
In fondo pensavamo di meritarci un po’ di pace e di avere un debito con il cielo invece purtroppo a 17 settimane ci ritroviamo come del piccolo Achille in una stanza di ospedale in attesa di vedere il nostro piccolo Ettore venire al mondo per la stessa motivazione del primo bimbo. Un incubo. È stato un parto dolce, le persone che erano intorno a me hanno reso tutto magico come in un parto a termine. Ettore aveva le manine minuscole, le orecchie anche di più ma quanta bellezza in un cucciolo di 17 settimane. Da qui inizia il nostro viaggio di specialisti, visite ed esami molto più approfonditi per non lasciare nulla al caso e riuscire finalmente ad avere una gravidanza a termine. L’anno dopo rimango incinta della mia piccola Amanda, decidiamo di medicalizzare al massimo la gravidanza, facciamo un cerchiaggio cervicale per aiutare il tutto, a letto per tutti i mesi necessari fino al parto ma a 21 settimane sento che qualcosa non va, istinto di mamma direbbe mio marito. L’ospedale ci tranquillizza dicendo che basta un po’ di riposo (almeno 3 settimane) per poi tornare a casa e fare vita tranquilla, invece le cose non erano proprio cosi semplici perché il mio cerchiaggio si era infettato. Hanno provato di tutto, mi hanno tolto il cerchiaggio e fatta rimanere a letto ma nulla, il travaglio era già partito, dovevo preparami a dire addio anche a questa bimba.
Non ci potevo credere, io che mi ero affidata perché disperata non avevo più speranze. Dopo pochi giorni nasce Amanda, identica al suo papà. Non ho avuto neanche il tempo di guardala che il mio corpo dopo tre anni di tentativi e di gravidanze si è arreso e mi sono ritrovata in rianimazione. Grazie a Dio mio marito è riuscito a portarmi Amanda in reparto e farmela vedere per abbracciarla, annusarla, stringerla e fare le foto del nostro per sempre.
Dopo tutta questa sofferenza abbiamo deciso di rivolgerci al centro ginecologico dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna per avere risposte alle nostre infinite domande.
Il dolore è stato il motore per cercare soluzioni e non mollare davanti al nostro sogno. Finalmente a febbraio 2025 mi viene fatta un’operazione delicata per sistemare il mio collo dell’utero e a luglio dello stesso anno tengo in mano un test di gravidanza positivo. Ansia. Panico. Paura. Gravidansia più che gravidanza e a marzo 2026 nasce piangendo il piccolo Gianmarco. La nostra storia è un colpo al cuore ma i nostri bimbi sono il nostro faro, il nostro pensiero appena svegli e quello prima di andare a dormire nonostante la presenza del nostro piccolo Gianmarco con noi.
A lui già stiamo parlando dei suoi fratellini angioletti e crescerà festeggiando i loro compleanno proprio come prima che venisse al mondo lui. Ognuno di loro è un pezzo insostituibile del nostro cuore.
Mamma Eva