La mia maternità è iniziata con un addio.
Dopo un anno di matrimonio abbiamo deciso che era arrivato il momento di cercare il nostro bambino. Era un sogno che custodivamo nel cuore e che immaginavamo da tanto tempo. Ogni mese era carico di speranza, finché, dopo sei mesi di tentativi, arrivò quel momento che avevo desiderato con tutta me stessa: il test di gravidanza era positivo. Ricordo ancora l'emozione di quelle due linee. In un attimo il mio cuore era già diventato quello di una mamma. Avevo iniziato a immaginare il futuro, il suo viso, la sua voce, la sua cameretta, il momento in cui lo avrei finalmente stretto tra le braccia.
Quel bambino era già parte di me. Ma i sogni, a volte, si spezzano troppo presto. Dopo qualche settimana feci le beta con il cuore pieno di speranza. Aspettavo quei risultati convinta che mi avrebbero rassicurata. Invece accadde il contrario. I valori non crescevano come avrebbero dovuto. Cercavo di convincermi che sarebbe andato tutto bene, ma pochi giorni dopo iniziarono le perdite di sangue. In quell'istante capii che qualcosa non andava. La conferma arrivò poco dopo: avevo perso il mio bambino. Non credo esistano parole capaci di descrivere davvero quel dolore. Mi è crollato il mondo addosso.
È stato un dolore fisico, ma soprattutto un dolore che ha attraversato l'anima. Avevo perso mio figlio. La frase che sentivo ripetere più spesso era sempre la stessa: "Non ti preoccupare, siete giovani. Ci riproverete." Lo so che chi me lo diceva voleva consolarmi, ma quelle parole mi facevano ancora più male. Per tutti era "solo" un aborto precoce. Per me era un lutto. Io non volevo riprovarci. Non volevo un altro bambino per dimenticare quello che avevo perso. Io volevo lui. Volevo quel bambino che avevo iniziato ad amare dal primo istante in cui avevo visto quel test positivo. Sono passati i mesi, ma il dolore non passava. Ogni sera piangevo fino a non avere più lacrime. Dormivo pochissimo. Mi sembrava di non riuscire più a respirare. Non stavo vivendo, stavo semplicemente cercando di sopravvivere.
Sentivo che una parte di me era andata via insieme a quel piccolo cuore che aveva smesso di battere troppo presto. Con il tempo abbiamo trovato il coraggio di riprovarci, ma quella nuova attesa era completamente diversa. Ogni mese che passava senza un test positivo aumentava il vuoto dentro di me. Mi sentivo ancora più persa. Poi accadde qualcosa che porterò nel cuore per sempre. Esattamente un anno dopo quel primo test di gravidanza, vidi di nuovo due linee. Ero di nuovo incinta. Dentro di me cresceva il mio piccolo Paolo Maria. Paolo non ha sostituito il suo fratellino. Nessun bambino può sostituirne un altro.
Ma è arrivato nel momento più buio della mia vita e, senza saperlo, mi ha insegnato di nuovo a respirare. Mi ha restituito la speranza quando credevo di averla persa per sempre. Mi ha salvata, letteralmente. Oggi, quando lo guardo, il mio cuore è pieno di gratitudine. Ma c'è una domanda che mi accompagna spesso. Lo osservo mentre sorride, mentre gioca, mentre mi abbraccia, e inevitabilmente penso al bambino che non ho mai potuto conoscere. Mi chiedo: se quella prima gravidanza fosse andata avanti, Paolo sarebbe mai esistito? Probabilmente no. E allora mi fermo a riflettere su quanto sia misteriosa la vita. Basta un solo istante, una sola strada diversa, per cambiare completamente il corso di un'esistenza.
È una domanda alla quale forse non troverò mai una risposta. Quello che so è che nel mio cuore c'è posto per entrambi. Per il bambino che ho dovuto salutare troppo presto e per Paolo, che è arrivato dopo e ha riportato la luce nella mia vita. Per molti quello che ho vissuto è stato "solo" un aborto precoce. Per me è stato mio figlio. Perché una mamma non inizia ad amare un bambino quando lo tiene tra le braccia. Lo ama dal momento in cui scopre che esiste. Per questo, nel mio cuore, Paolo è il mio secondo figlio. E sono certa che un giorno, in un modo che oggi non posso comprendere, incontrerò anche il mio primo bambino. Fino ad allora continuerò ad amarli entrambi. Uno ogni giorno tra le mie braccia. L'altro, per sempre, nel mio cuore.
Mamma Rosanna